L’Asèj ed Garzè è il nostro condimento balsamico agrodolce invecchiato almeno 5 anni in botti di legno: caratterizzato da un colore ambrato e da una spiccata versatilità, è ideale per arricchire la tavola di tutti i giorni.
Il perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza è fresco e vivace, e il suo corpo regge benissimo il calore: per questo si può usare sia per sfumare in padella sia a crudo a fine cottura.
Che cosa c’è nella bottiglia
Nella bottiglia da 250 ml c’è mosto cotto di uve biologiche di nostra produzione: spergola, trebbiano e grasparossa, le sole tre uve che coltiviamo. Dopo la vendemmia cuociamo il mosto e lo travasiamo a fermentare, maturare e invecchiare in botti di legni diversi, secondo l’antica ricetta modenese. Nessun additivo, nessun colorante. Contiene solfiti.
Sei modi di usarlo in cucina
1. Sulle verdure grigliate
Melanzane, zucchine, peperoni. Conditeli appena tolti dalla piastra, quando sono ancora caldi. Olio, sale, un giro di Garzè, poi qualche minuto di riposo prima di portarli in tavola.
L’agrodolce funziona qui perché bilancia l’amaro che la brace lascia sulle verdure. Vale anche per il radicchio o il cavolo arrostiti in forno.
2. Nelle insalate di farro e di orzo
Stesso principio: i cereali vanno conditi ancora tiepidi. Scolate il farro, versatelo in una ciotola larga, olio, sale e un cucchiaio di Garzè, poi mescolate e lasciate raffreddare. Solo dopo aggiungete il resto, pomodorini, olive, erbe fresche, un formaggio a pasta molle.
Se preparate l’insalata in anticipo, tenetela coperta in frigorifero e tiratela fuori un po’ prima di servirla: fredda di frigo, l’agrodolce si sente molto meno.
3. Sui formaggi di media stagionatura
Un cucchiaino sopra la scaglia e basta. È uno degli usi che indichiamo per questo condimento: sui formaggi di media stagionatura la nota dolce del mosto cotto accompagna senza coprire. Sui formaggi freschissimi e lattici, invece, conviene andarci piano.
Se volete la versione più netta, quella da fine pasto con il formaggio molto stagionato, allora conviene passare alla Riserva, che è più densa e si dosa a gocce. Anche lei nasce dal mosto cotto delle nostre uve e contiene solfiti.
4. Per sfumare una scaloppina
Rosolate le fettine, alzate la fiamma, versate un cucchiaio di Garzè e lasciate evaporare la parte più pungente. Poi aggiungete un dito di brodo o di acqua calda e fate ridurre finché il fondo non diventa lucido.
Salate alla fine, dopo la riduzione, altrimenti il fondo, concentrandosi, diventa salato.
5. Sui fegatini, a fine cottura
I fegatini di pollo chiedono qualcosa che smorzi la nota ferrosa. Cuoceteli in padella con cipolla e un filo d’olio, e quando sono quasi pronti sfumate con il Garzè, non prima. Lasciate tirare un paio di minuti e serviteli subito, su pane tostato o accanto a una polenta.
6. Con le cipolle in padella
Cipolle tagliate a fette sottili, olio, un pizzico di sale, cottura lenta con il coperchio finché non diventano trasparenti. A quel punto togliete il coperchio, unite un cucchiaio di Garzè e lasciate asciugare.
Restano dolci e acide insieme, e reggono bene su un crostino, dentro una torta salata o accanto a una carne bianca.
Perché lo aggiungiamo verso la fine della cottura
Regge il calore, ma questo non vuol dire che vada messo all’inizio. Noi lo usiamo per sfumare, quindi lo versiamo quando la cottura è quasi chiusa, lo lasciamo evaporare il tempo di perdere il pizzico più aggressivo, e da lì lo trattiamo come un fondo da ridurre.
A crudo, invece, non c’è tempo di attesa: si mette in tavola e si usa come si userebbe un aceto, con la differenza che porta anche una nota dolce.
Quando serve L’Asèj Bòun al posto suo
Non tutti i piatti vogliono un condimento scuro. Quando serve un agrodolce più leggero, che non scurisca quello che tocca, usiamo L’Asèj Bòun, il nostro condimento agrodolce bianco: nasce dal mosto cotto delle sole uve bianche e resta in botte almeno 3 anni, senza additivi e senza coloranti.
Lo teniamo per le insalate e le verdure crude, per il pesce al forno e i crudi di mare, per le verdure grigliate. Se una preparazione vi sembra spenta ma non volete cambiarle colore, è quello giusto.
Come si conserva una bottiglia aperta
Al riparo dalla luce e da fonti di calore. Dopo l’apertura non è necessario refrigerare, quindi la bottiglia può restare in dispensa o sul piano di lavoro, non vicino ai fornelli o su un ripiano esposto al sole.
Dove trovarlo
Si ordina direttamente dal sito: si sceglie il formato, lo si mette nel carrello e si paga con carta. Spediamo in Italia con corriere e la spedizione costa 10,50 euro, che vedete sommati al totale prima di confermare. Per l’estero facciamo un preventivo su richiesta, basta scriverci dalla pagina contatti.
Trovate tutti e tre i prodotti nella pagina condimenti, mentre in chi siamo raccontiamo com’è fatta l’acetaia, dentro la casa di famiglia, con più di cento botti di legni diversi. Chi passa da Baiso e vuole vedere la sala delle botti può scriverci per concordare giorno e orario: le visite si fanno su appuntamento, una alla volta e con premura.