Nel cuore dell’Appennino Reggiano, a Baiso, curiamo la nostra acetaia e coltiviamo le vigne biologiche da cui nascono i nostri condimenti balsamici agrodolci. Camminiamo su terre ricche di storia, che nel Medioevo videro il dominio di Matilde di Canossa, figura femminile straordinaria e centralissima per l’epoca. Il vero fulcro difensivo delle sue proprietà era il Castello di Carpineti: la fortezza più inaccessibile, scelta come rifugio sicuro nei momenti di pericolo. Se desiderate esplorare questi crinali, iniziate il vostro itinerario proprio da Carpineti per immergervi nel fascino di quell’era. Ecco la nostra guida per scoprirlo.

Cosa è successo a Canossa nel 1077

Nel gennaio del 1077 l’imperatore Enrico IV fece penitenza davanti a papa Gregorio VII presso il castello di Canossa, ospite della contessa Matilde di Canossa. Da quell’episodio deriva l’espressione “andare a Canossa”, cioè piegare l’orgoglio e chiedere perdono.

La cosa che colpisce, per chi vive da queste parti, è che quel modo di dire ha un luogo preciso, e che quel luogo si può ancora visitare.

Matilde di Canossa, la signora di questo appennino

Matilde di Canossa, morta nel 1115, fu una delle figure più potenti dell’Italia del suo tempo. A lei si legano numerosi castelli dell’appennino reggiano, ed è per questo che girando fra questi comuni si continua a incontrare il suo nome: nei ruderi sui crinali, nelle pievi, perfino nei nomi dei paesi.

Cosa si vede oggi al castello di Carpineti

Del castello resta un rudere, su uno sperone di arenaria chiara. Chi si aspetta un castello intero resterà deluso, chi viene per il luogo no: la roccia chiara che affiora e le colline tutto intorno.

È un sito visitabile, ma orari e biglietti variano: vanno controllati sul sito ufficiale prima di partire, soprattutto fuori stagione. Trattandosi di un rudere, la visita si svolge in buona parte all’aperto, quindi scarpe comode e un occhio al meteo sono la scelta giusta in qualsiasi mese.

Baiso e Canossa sono due comuni della stessa provincia di Reggio Emilia, ma le strade di queste colline cambiano parecchio a seconda del punto di partenza e della stagione: per il percorso e per i tempi conviene affidarsi al navigatore il giorno stesso.

Altri luoghi da vedere in zona

Se il castello di Carpineti vi ha preso, la zona intorno merita altre giornate. Sono tutti luoghi della provincia di Reggio Emilia:

  • Quattro Castella, che prende il nome da quattro colli un tempo fortificati, in piena area matildica
  • Carpineti, dove si trova la pieve romanica di San Vitale, e Toano, che ha anch’essa la sua pieve
  • Monte Valestra, rilievo roccioso nella zona di Carpineti, meta di escursioni
  • Castellarano, che si affaccia sul fiume Secchia e conserva un borgo storico
  • Castelnovo ne’ Monti, dove si alza la Pietra di Bismantova, la formazione rocciosa citata da Dante nel Purgatorio
  • Viano, Casina e Vetto, altri comuni della stessa provincia da mettere in conto girando fra queste valli
  • il parco avventura Cervarezza-Ventasso
  • Ligonchio
  • Villa Minozzo
  • il Monte Cusna

Le pievi romaniche sono uno dei tratti più riconoscibili di queste colline: sulla storia e sulla datazione di ognuna conviene informarsi prima, caso per caso.

Come si arriva in questa zona

Per chi viene da fuori provincia i due riferimenti principali sono il casello autostradale A1 Reggio Emilia e la stazione dell’alta velocità Reggio Emilia AV Mediopadana, sulla linea fra Milano e Bologna. Da lì si prosegue sulle strade provinciali che salgono verso l’appennino.

Cosa si mangia da queste parti

La cucina reggiana, in questa fascia di colline, è quella che ci si aspetta: erbazzone, tagliatelle e il Parmigiano Reggiano DOP, che si produce anche in provincia di Reggio Emilia. Sono piatti e prodotti della tradizione locale, non nostri: dalla nostra acetaia escono soltanto condimenti agrodolci.

Una scaglia di Parmigiano Reggiano stagionato è anche il modo più semplice per assaggiare quello che facciamo: poche gocce della nostra Riserva, il più invecchiato e il più denso dei nostri condimenti agrodolci, e non serve altro.

La visita in acetaia, su appuntamento

Le visite in acetaia sono solo su appuntamento. Si concorda per iscritto giorno e orario, apriamo le porte della nostra acetaia per vedere e annusare l’aroma delle botti e spieghiamo come nasce un condimento balsamico agrodolce.

Più di cento botti di legni diversi, e ogni legno lascia il suo aroma al condimento balsamico che vi abita dentro. Sulla bocca di ogni botte c’è un telo di cotone, che lascia respirare e lo protegge: il lavoro è fatto di controlli, travasi e attesa, senza scorciatoie. Se volete leggere prima come è nata l’acetaia, l’abbiamo scritto nella pagina Chi siamo.

I prodotti sono tre e nascono tutti dalle stesse uve biologiche, spergola, trebbiano e grasparossa, coltivate da noi: la Riserva, condimento agrodolce invecchiato più di 20 anni, denso, da usare a crudo, poche gocce alla volta; L’Asèj ed Garzè, condimento balsamico agrodolce di 5 anni, quello di tutti i giorni, che regge il calore e si usa anche per sfumare a fine cottura; L’Asèj Bòun, condimento agrodolce bianco dalle sole uve bianche, invecchiato 3 anni. Li trovate descritti uno per uno nella pagina I nostri condimenti.

Per fissare una visita usate il modulo nella pagina Contatti, scegliendo l’opzione “Prenota visita”, oppure scriveteci per email dicendoci in che periodo vorreste venire: giorno e orario li concordiamo insieme, per iscritto.