C’è un pezzo di Storia con la S maiuscola che è successo a una trentina di chilometri dalla nostra acetaia di Baiso. Era il 1077, faceva freddo, e l’imperatore Enrico IV aveva deciso di umiliarsi pubblicamente davanti al papa Gregorio VII per ottenere la revoca della scomunica. Lo fece a Canossa, ospite della contessa Matilde, donna di trentun anni che a quel tempo era la più potente d’Italia.

Da quel gesto è nata la frase “andare a Canossa”, che vuol dire piegare l’orgoglio, chiedere perdono. Forse l’unico modo di dire italiano nato in un castello.

Cosa si vede oggi

Del castello vero e proprio resta poco: qualche muro, le cantine, la base della torre. Ma il posto è il vero motivo per cui consigliamo la visita. Canossa sorge su un calanco di pietra arenaria bianca, di quelle che il tempo ha modellato in punte e creste. Si arriva su per una strada panoramica, si sale a piedi cinque minuti, e si sbuca in cima.

Da lassù, nei giorni limpidi, si vede il Po che luccica al nord, l’Appennino tosco-emiliano al sud, le colline reggiane dappertutto in mezzo.

Informazioni pratiche

  • Dove: località Canossa, nel comune di Canossa (RE)
  • Orari e biglietti: cambiano con la stagione, conviene controllarli sul sito ufficiale prima di partire
  • Quanto tempo: un’ora, due se vi piace fotografare
  • Adatto a bambini: sì, ma occhio ai bordi non protetti del calanco

Come abbinare la visita

Canossa funziona benissimo come prima tappa del mattino. Si esce di buon’ora da Baiso, si sale per Carpineti, si visita, e si scende per pranzo in uno dei paesi lungo la strada, da Vetto a Casina alla stessa Carpineti: nelle trattorie di crinale si mangia ancora come una volta. Il pomeriggio si torna verso l’acetaia con calma.

Un suggerimento

Se ci scrivete in anticipo tramite il modulo contatti, possiamo organizzare un percorso che mette insieme Canossa al mattino e la degustazione in acetaia al pomeriggio. Una giornata completa: paesaggio, storia e aceto.


Per chi viene da fuori provincia: Canossa è a una quarantina di minuti dall’uscita autostradale di Reggio Emilia. La strada per arrivarci passa da Quattro Castella, che vale la pena percorrere lentamente: quattro colli, quattro torri. Anche queste sono cose di Matilde.